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    <title>il blog di Roberto Maviglia</title>
    <description>il mio blog</description>
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    <pubDate>Fri, 10 Feb 2012 10:58:03 GMT</pubDate>
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      <title>Libertà di stampa</title>
      <description>&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;" align="justify"&gt;&lt;font size="2" face="Arial"&gt;&lt;img style="width: 104px; height: 82px;" alt="giornali.jpg" src="/Portals/0/giornali.jpg" align="left" border="0"&gt; Ricevo da Gianpaolo questo bell’intervento sulla vicenda de “la Repubblica” sparita dagli scaffali della biblioteca cassanese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“E’ la stampa bellezza”, frase-simbolo che Humphrey Bogart, nei panni del giornalista Ed Hutchinson, pronunciava nel film "L'ultima minaccia" (1952), sul tema della libertà di stampa).. Chissà quante volte e da quante persone questa frase è stata poi ripresa per sottolineare come l’informazione spesso sia scomoda e infastidisca il potere. E proprio in un altro grande film, “Quarto potere” di Orson Welles, il ruolo dei media viene definito proprio da questa capacità, potere appunto, di guidare, formare un’opinione e di condizionare scelte, idee e stili di vita delle persone. Tutte cose assodate nella nostra società la quale, come ogni democrazia liberale, fonda il proprio funzionamento sulla garanzia della pluralità di punti di vista e sulla necessaria indipendenza dell’informazione.&lt;br /&gt;In Italia però da almeno una quindicina d’anni, se non di più, è sempre più evidente come indipendenza e pluralità dei media siano diventati sempre più concetti astratti. Leggendo classifiche che misurano questi gradi di libertà nel mondo, dal lavoro di Reporter sans frontiere a quello di Freedom House, è chiaro come il nostro Paese sia scivolato verso una china che lo rende “partly free” (parzialmente libero, nda) al pari di stati dove il concetto di democrazia è qualcosa di più simile al populismo che non hai dettami del pensiero di Montesquieu, di Tocqueville, di Kant o dei più moderni Rowls, Harendt e Bobbio.&lt;br /&gt;Cosa ha causato tutto questo? In primo luogo lo spaventoso conflitto d’interessi che vede protagonista il nostro premier, proprietario di ben tre reti televisive nazionali, di periodici e giornali, oltre al fatto di poter condizionare i vertici della televisione pubblica proprio in qualità di capo del Governo e referente primo di una maggioranza parlamentare alla quale spettano le decisioni di nomina sui vertici della RAI. In seconda battuta, il fatto che in Italia manchi davvero una cultura politica liberale (sia a destra che a sinistra) che sappia indicare con decisione, e contestare vigorosamente, tutto ciò che contravviene a decisioni incapaci di garantire il rispetto della libera informazione.&lt;br /&gt;Vicende come i silenzi dei tg nazionali sugli scandali che vedono coinvolto Berlusconi - famoso resta il servizio mandato in onda dal TG1 in cui si facevano vedere le immagini del discorso di Berlusconi al Parlamento europeo, per l’insediamento dell’Italia alla presidenza UE, senza il discorso con cui il premier dava del “kapò” al deputato Schultz e definiva “turisti della democrazia” gli altri parlamentari -, ma anche cose più sottili come il far parlare sempre e comunque i politici perché diano le loro versioni dei fatti, come se i fatti in quanto tali possano essere ridotti a opinioni, sono esempi di come all’italiano medio non vengano date notizie, ma parvenze di esse e alla fine viene squalificato il lavoro di chi fa informazione e, soprattutto, viene impedita la formazione di una corretta opinione pubblica che è il sale delle democrazie mature. In Italia stiamo vivendo un periodo di pochezza intellettuale e culturale – a dispetto del nostro passato glorioso – che porta tutti noi, o almeno la maggioranza, a non riuscire più a comprendere con i giusti termini ciò che accade intorno e a ritirarsi in un privato che sembra essere l’unica forma di rifugio sicuro e che porta al disinteresse per la cosa pubblica e l’incapacità di dare una progettualità nuova e il progresso per la nostra comunità.&lt;br /&gt;Per questa ragioni e perché crediamo nel confronto, anche deciso, delle idee abbiamo criticato, e continueremo a farlo, la decisione dell’Amministrazione comunale di eliminare dalla biblioteca un quotidiano autorevole come la “Repubblica”. Si è trattato a nostro avvio di una decisione sciocca e avventata, che cela il desiderio di privare i cassanesi di uno strumento in più d’informazione e giustificata da un pretesto (quello che esistono già altri giornali “di sinistra”) in grado di rivelare la pochezza politica e culturale degli amministratori locali. Avremmo preferito vedere crescere il “parco letture” piuttosto che vederlo diminuire e a tal scopo ci siamo attivati perché quel quotidiano tornasse sugli scaffali della biblioteca. Ora vorremmo però che tutti i cassanesi che hanno a cuore il pluralismo dell’informazione, il desiderio di poter scegliere e la democrazia più in generale ci diano una mano a far sì che la “Repubblica”, così come altri giornali, tornino a essere a disposizione di tutti i cassanesi. Vi invitiamo perciò a partecipare alla sottoscrizione per donare il giornale alla biblioteca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gianpaolo Locatelli&lt;br /&gt;</description>
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      <author>robmav@tiscali.it</author>
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      <pubDate>Wed, 23 Sep 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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